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Maggio tra le righe

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Partiamo dal titolo. Passare dall’originale The secret history a Dio di illusioni potrebbe risultare incomprensibile. Eppure, una volta letto questo splendido romanzo, credo che la scelta del traduttore sia coraggiosa e anche particolarmente riuscita.

Il protagonista, Richard Papen si trasferisce dalla California in una piccola e prestigiosa università del Vermont. Entra a far parte di una élite di studenti ricchi e viziati. Il romanzo di Donna Tartt, narrato in prima persona dal personaggio principale, fa vivere l’incanto e il disincanto di un gruppo di amici che si compone, si consolida e infine si dissolve a causa di un incidente.

CITAZIONE: Esistono cose come i fantasmi. Si è sempre detto, in ogni luogo; e noi ci crediamo allo stesso modo in cui ci credeva Omero, solo che li chiamiamo con nomi diversi: memoria, subconscio.

L’intensità del rapporto di amicizia che lega i protagonisti è il filo conduttore principale di questo libro. Mi ha fatto pensare a Una vita come tante

Mi sono iscritto a un English Book Club. Ogni mese si legge un libro e poi ci si trova ciclicamente 2/3 volte al mese per discuterne e raccontare le proprie impressioni. Tutto su Meetup, per comodità.

Il romanzo di questo mese è un’opera straordinaria del pluripremiato Kazuo Ishiguro.

A cavallo tra fantascienza, fantasia e una puntata di Black Mirror, il romanzo segue le vicende di Klara: un AF (Artificial Friend) ovvero una bambola androide. La voce di Klara ci conduce dalla vita in un negozio nel quale viene esposta per essere scelta, fino alla destinazione finale, ovvero casa di Josie, dove diventa parte integrante della famiglia e supporto essenziale per la sua padroncina, afflitta da una malattia misteriosa.

Il futuro, la formazione, l’inquinamento, la religione, le gerarchie sociali. Sono tanti i temi che scorrono tra le pagine con una fluidità frutto della maestria dell’autore.

CITAZIONE: Then let me ask you something else. Let me ask you this. Do you believe in the human heart? I don’t mean simply the organ, obviously. I’m speaking in the poetic sense. The human heart. Do you think there is sucha thing? Something that makes each of us special and individual?

La lucidità ingenua attraverso cui Klara legge la realtà è disarmante. Ideale per chi ha amato La trilogia della città di K.

Un viaggio nel mondo delle scarpe. Non dal punto di vista della moda, ma dell’industria. Il mercato delle scarpe è enorme se pensiamo che ogni anno vengono prodotti oltre 24 miliardi di paia di scarpe.

L’autore avanza un’atto d’accusa verso quest’industria, in modo documentato e approfondito. Il saggio è un reportage inquietante che svela quanto impatto possa avere la scelta di un paio di scarpe: sull’ambiente e sui lavoratori, sulle dinamiche più inique della globalizzazione e sulle disuguaglianze tra paesi.

CITAZIONE: Shoes have never been cheaper to buy, but their cost to the world has never been greater. Over-production, accompanied by over-consumption in rich countries, have collided to create a world that feels disposable, with innovation and progress funnelled into producing merchandise that can be piled high and sold cheap.

Il libro riprende il filone di NO LOGO, lo attualizza e apre una discussione che meriterebbe ampio spazio anche nei canali istituzionali.

Come si forma la coscienza? Dove si forma e soprattutto che cos’è?

L’autore intraprende un percorso in cerca di una risposta attraverso alcune riflessioni, esperimenti e testimonianze legate al cervello degli animali.

Api che riconoscono le facce, insetti con emisferi del cervello che non si toccano e tanto altro, in questo interessante saggio che prova a trovare una logica nella percezione di sé. O meglio nella sostanziale differenza tra sensazione e percezione.

CITAZIONE: Se io vi dico che il cervello di Aldo è più grosso di quello di Bruno, e che quello di Bruno è più grosso di quello di Carlo, voi ne ricavate facilmente che il cervello di Aldo deve essere più grosso di quello di Carlo…

Piccioni, galline, scimmie e pesci sono tutti capaci di risolvere problemi di inferenza transitiva.

Un suggerimento prezioso per chi è interessato a capire le dinamiche della percezione. Rientra nel filone, ora tanto in voga, di saggi sul cervello.

Uno sguardo acuto sulla contemporaneità. Questo filosofo propone una chiave di lettura in merito all’egocentrismo diffuso e in questo saggio si concentra sulla forma del rito.

E’ un testo impegnativo, ma pienamente comprensibile e particolarmente interessante, perché la tesi di fondo è argomentata e convincente. In sintesi i riti, intesi come azioni simboliche che tengono unita una comunità, stanno definitivamente scomparendo. Sono sostituiti da ritualità di forma, che riflettono l’imperante dominio dell’io, a discapito del noi.

CITAZIONE: Lo scambio di cortesie col nemico, caratteristico dei duelli rituali, presuppone un esplicito riconoscimento dell’Altro quale avversario dotato di pari diritti. Le due fazioni si ricoprono vicendevolmente di ossequi di ogni tipo, si scambiano armi come regali. Nel rito è insita una potente energia formale. La guerra come duello rituale tiene a freno la violenza calandole addosso una veste formale di rigide regole del gioco. La violenza, così, cede il passo alla passione per il gioco.

Adatto a chi ama Roland Barthes: è sicuramente un libro da rileggere.

A un certo punto i cittadini hanno iniziato a investire i brand di un ruolo che andava oltre quello di semplici fornitori di prodotti e servizi. La progressiva sfiducia nelle istituzioni ha portato i consumatori a credere che i brand potessero sopperire alle mancanze di Stati e governi.

Brand Activism è un saggio travestito da manuale di marketing e non solo traccia il passaggio sopra sintetizzato, ma è un manifesto dedicato a tutti i brand; un invito ad assumersi questo ruolo di portatori di valori, non solo in modo astratto, ma attraverso azioni concrete.

E’ una risposta all’accusa di essere esclusivamente orientati al profitto e di strumentalizzare i governi e le istituzioni attraverso attività di lobby che nel lungo periodo hanno condotto al lato peggiore della globalizzazione.

Non è una voce qualunque a parlare, ma uno dei fondatori del Marketing a livello planetario e quindi, attraverso questo libro manifesto, intende creare una cultura di marca che possa conciliare le esigenze di aziende orientate al profitto con un mondo in difficoltà da tanti punti di vista: morale, economico, ambientale…ecc.

CITAZIONE: Non si trattava più quindi, di mettere in scena qualche iniziativa solidale una tantum per tacitare la propria coscienza e assolvere finanziariamente un obbligo morale, bensì di attivare una serie di buone pratiche che servivano realmente a misurare l’impatto sociale del proprio stare sul mercato

Un must-have per tutti i brand manager, ma anche per chi vuole farsi un’idea chiara di come stia cambiando l’atteggiamento delle imprese americane. Confesso che ho profonda stima per il pensiero che guida l’attivismo di brand, ma ho diversi dubbi. Il primo dei quali riguarda fiscalità e finanza delle multinazionali.

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