MINITELLING

NOMI-NATION

Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin
Share on whatsapp
Share on email

Insieme agli Europei di calcio si apre una passione tutta italiana che è quella del Fantaeuropeo.

Basta scaricare l’app per rendersi conto di quanti fanatici partecipano ogni giorno a un rito collettivo che assume dei connotati quasi religiosi.

L’aspetto che più mi affascina di questo immenso movimento è la costruzione dell’alias.

Migliaia di tifosi vestono i panni dell’allenatore e si presentano sotto mentite spoglie.

Basta scorrere la classifica dell’app per rendersi conto di quanta fantasia scateni la possibilità di darsi un nome e crearsi un’identità nuova.

Dal sorpreso AC Picchia al modestissimo Scarsenal 91, dal ghiotto Germagna all’onesto Ciccio2704 la scelta dei nomi mette in scena tutte le fantasie dei partecipanti.

Dare un nome al profilo è un’attività molto diffusa.

Facebook, Instagram, Tik Tok, Twitch, Twitter e tutte le piattaforme social hanno a loro volta dato vita ad un universo di eteronimi accomunati dall’idea di reinventarsi un’identità.

Questa attività, cioè dare nomi, creare alias, è diffusa allo stesso modo anche nell’universo dei prodotti e delle marche.

58000 marchi registrati in un anno

Solo in Italia nel 2019 sono stati registrati più di 58000 marchi. Tutti nomi che vanno ad alimentare un dizionario universale che cresce sempre di più, insieme ai 250 e passa mila lemmi del dizionario italiano.

11 milioni di marchi in UE

Nell’Unione Europea pare che siano presenti circa 11 milioni di marchi registrati, più o meno quanto la popolazione della Svezia.

200 milioni di siti web

Senza contare il numero di domini registrati , che vengono opzionati anche in via preventiva per il timore di perdere la disponibilità.

Siamo di fronte a una vera e propria NOMINATION ovvero un mondo senza confini fatto di nomi e questo, se mi è concesso, rende l’attività di naming particolarmente critica.

Lo è per diversi motivi.

Il primo è fattuale: l’abbondanza di marchi registrati limita fortemente la possibilità di dare un nome alle cose. I requisiti minimi di un naming sono: originalità, memorabilità e registrabilità. Tutti messi in discussione dalla presenza di un’infinità di alternative già esistenti.

Il secondo è culturale: proprio perché tutti sono abituati a fare nomi (di account, di profili, di ecc), tutti possono vantare le competenze minime per dare il proprio contributo e ciò accresce le aspettative fuori misura.

Il naming, per quanto sia un’attività bellissima e talvolta gratificante, è spesso frustrante sia per chi la svolge, sia per chi la commissiona. Finché un prodotto, un brand, un concept sono sospesi nell’incompiuta dimensione del possibile sembra che non ci siano problemi, ma poi nell’atto pratico l’aspettativa di essere folgorati da una genialata a cui nessuno avrebbe mai potuto pensare viene spesso disattesa.

A volte capita.

Molto più spesso no.

Solitamente la scelta è dettata dai tempi. E per fortuna i limiti del tempo costringono a fare delle scelte che talvolta sono testate, ma qualche volta no.

Perché si chiama così?

Dal mio punto di vista questa è la domanda che ci dovremmo porre per valutare la riuscita o meno di un naming. Rispondere a questa domanda aiuta a capire se il nome scelta è sufficientemente strutturato per accendere la fantasia, stimolare la curiosità ed eventualmente fissarsi nella mente dei nostri interlocutori.

Perché Starbucks si chiama così?

Perché Iodosan Gola si chiama così?

Perché Google si chiama così?

Non so, chiedetelo a Google.

Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin
Share on whatsapp
Share on email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Minitelling

NOMI-NATION

Quanti nomi ci sono al mondo? Quanto è difficile trovare un nome nuovo per un prodotto?

Read More »
Libri del mese

Maggio tra le righe

Partiamo dal titolo. Passare dall’originale The secret history a Dio di illusioni potrebbe risultare incomprensibile. Eppure, una volta letto questo splendido romanzo, credo che la

Read More »
Matteo Daffi
Matteo Daffi